venerdì 10 maggio 2013

ANDREOTTI, NON CONFONDIAMO LA STORIA CON LE OPINIONI


Ringrazio Luparini per aver approfondito la questione riguardante l'opportunità o meno di dedicare strade o piazze a Giulio Andreotti, perché ritengo sia estremamente utile ripercorrere le fasi della storia italiana che lo scomparso senatore ha vissuto da protagonista, in modo che chiunque possa farsi la propria idea.
Non contesto la legittima interpretazione di Luparini di quelle fasi storiche, ma resta pur sempre un'interpretazione ed in quanto tale rischia di non raccogliere larghi consensi, condizione a mio avviso necessaria per celebrare personaggi pubblici senza sollevare polemiche o dispute.
Il nome del principe Borghese non mi dice poco, anzi mi ricorda che quando nel 1974 il ministro della Difesa Andreotti consegnò alla magistratura  le registrazioni sul suo tentato golpe, lo fece "ripulendo" i nastri dai passaggi riguardanti Gelli e la P2, alcuni generali poi promossi ed il patto tra golpisti e mafia siciliana.
Nel 2004 i dossier USA declassificati hanno poi reso noto che il piano di golpe era conosciuto dagli americani e che il nome di Andreotti era stato fatto come "garante politico" del colpo di stato.
Questo fa capire quanto sia opinabile magnificare Andreotti come colui che abbia alacremente lavorato contro gli opposti estremismi per uscire dall'emergenza del terrorismo nero e rosso.
Vale anche per la questione del "consenso" elettorale che ha premiato Andreotti per svariati decenni: può darsi che fosse dovuto ai suoi meriti, ma può anche darsi che abbiano giocato un ruolo importante il clientelismo della politica (che fece esplodere il debito pubblico che oggi paghiamo salato), la continuità dell'enorme potere che gestiva, il lavoro degli esponenti della sua corrente sul territorio, tra i quali ricordo Cirino Pomicino condannato per corruzione, l'ex missino Sbardella detto "lo squalo", l'ex fascista Ciarrapico condannato per ricettazione e bancarotta fraudolenta, l'ex ministro Prandini condannato per abuso di potere.
Luci ed ombre, quindi. Luparini si concentra sulle presunte luci, io sulle ombre (che per Luparini immagino siano presunte). Fatto sta che un dibattito ancora così caldo, non solo tra me e Luparini ma nella società e nella politica, a mio avviso non permette di certo la frettolosa celebrazione di una figura come quella di Giulio Andreotti.

Andrea Romano
Coordinatore provinciale IDV Livorno

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