E' doveroso rispondere al Presidente Cispel, De Girolamo (Tirreno del 07.06.2011), che vorrebbe metterci in guardia da un presunto pericolo di una vittoria dei Si' al referendum per abrogare le norme sulla privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici, tentando anche di buttarla in politica, dicendo che sarà solo un voto contro Berlusconi.
Tutto l'impianto ideologico dei sostenitori dell'attuale sistema, che ha visto negli anni l'insediamento di capitali privati all'interno delle ex-municipalizzate, si basa sulla teoria della maggiore capacità di investimento e di gestione efficiente dei privati rispetto al pubblico. Ma è davvero così?
Riflettendo, possiamo notare che le risorse finanziare che i privati utilizzano per gli investimenti sono del tutto pubbliche: infatti provengono dalle tariffe pagate dai cittadini (sempre più alte), dai finanziamenti erogati dalla Regione e dal Ministero (pagati dalle tasse dei cittadini), mentre il resto è concesso dalle banche, che applicano ai mutui i loro interessi "costringendo" così le aziende ad aumentare le bollette.
E' evidente che tutte queste operazioni potrebbero farle benissimo anche aziende a totale capitale pubblico, senza però dover riservare un profitto alle società private che ne possiedono una quota azionaria.
Di recente, una ricerca delle Università di Pisa e Verona ha dimostrato che le gestioni pubbliche, in Italia, sono migliori di quelle private e di quelle miste pubblico-privato, sia dal punto di vista delle tariffe, che degli investimenti e dell'efficienza. Questo perchè in un regime di controllo della spesa pubblica, qual'è quello attuale dell'Unione Europea, è ormai impossibile indebitarsi per finanziare sprechi e clientele ai livelli del passato, perciò, in un regime di monopolio, il pubblico riesce ad essere molto più virtuoso ed efficiente del privato. Infatti in tutta Europa chi aveva privatizzato (es. Francia, Germania) sta frettolosamente tornando al pubblico.
Senza contare che in Italia c'è un grave intreccio d'interessi delle banche, che concendono mutui alle aziende del servizio idrico ma sono anche azioniste delle aziende stesse, oltre al fatto che a quasi tutte le cosiddette "gare" partecipa un solo concorrente, a causa di patti di non belligeranza tra le varie corporations, e proprio in Toscana l'attuale sistema è già stato pesantemente sanzionato dalle Autorità di vigilanza nel 2007.
I cittadini toscani votino perciò in tutta tranquillità, perchè l'unico "rischio" che corrono è quello di pagare meno per un servizio più efficiente, togliendo dalle mani degli interessi privati una risorsa vitale e inalienabile come deve essere la nostra acqua.
Andrea Romano - IDV Toscana
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